Oggi volevo parlare di un’esperienza che ho condiviso durante il mio corso di coaching di gruppo, e che spero possa aiutare molti di voi.
Durante un festival qui a Vilcabamba ho partecipato ad un workshop condotto da uno psicoterapeuta, e come spesso succede in questo tipo di eventi si parlava di mente conscia e inconscia, e come la nostra mente cosciente comprende solo il 5% della nostra realtà , mentre quella inconsciente il restante 95%.

Se riusciamo a capire le implicazioni e l’enorme disparità di questa percentuale, ci rendiamo conto di come sia normale che in molti finiamo a vivere la nostra vita con il pilota automatico, avendo integrato i nostri traumi (piccoli o grandi) e condizionamenti esterni, in comportamenti automatici e credenze che reiteriamo per così tanti anni, che diventano parte della falsa identità che finiamo per crearci, credendovi ciecamente.

Diciamo che vogliamo cambiare, ma in realtà siamo schiavi di questa programmazione inconscia, e le crediamo così tanto che non sappiamo come cambiare.. Fino a che sbattiamo il muro così tante volte contro lo stesso dolore cieco, che non ci rimane altro da fare che provare a guardarci dentro e vedere cosa in noi deve morire per lasciare spazio ad un io più autentico.

Durante questo workshop dissi a quest’uomo che mi sentivo sul bordo di un precipizio, che una parte di me stava morendo, un’identità che ormai avevo costruito in tantissimi anni di vita in solitaria, ma avevo paura di lasciarla andare del tutto, e non sapevo come fare perché mi sentivo protetta da questa corazza, e avevo il terrore di sapere cosa sarebbe successo se quella parte di me fosse morta, perché in fondo questa parte, nonostante mi causasse dolore e mi facesse sentire sola, mi proteggeva dalle delusioni sentimentali, ed era da troppi anni diventata la mia zona di comfort.

E lui mi disse che un cambio reale richiede uno sforzo enorme, che è quello di lasciare il nostro IO prevedibile, connesso alle stesse scelte e comportamenti di sempre, e di accettare di fare un passo in più dentro ciò che in noi è sconosciuto, o dimenticato. Per cambiare una credenza che si è radicata da anni (o addirittura una intera vita) nel nostro inconscio, la nostra intenzione di farlo dev’essere così grande che la scelta di cambiare porterà con sé un’energia così grande che finirà inevitabilmente per superare la programmazione nel nostro cervello, e l’addizione emozionale che il corpo ha all identità che si è costruito.

Quando questa nuova scelta, che dobbiamo decidere di prendere con tutta la nostra forza, creerà una nuova esperienza che diventerà più grande e importante dell’esperienza passata, potremo finalmente riscrivere i circuiti della mente inconscia e dare un nuovo segnale al nostro corpo emotivo. Continuando a fare questa nuova scelta, ci renderemo conto che presto avremo riscritto i nostri circuiti, perché questa scelta diventerà un ricordo a lungo termine,e quando questo avverrà tutto il nostro essere cambierà, e il passato, e quell’identità che tanto ci faceva soffrire, non esisterà più.

Questo vale per qualunque sia la sfera della vita in cui ci sentiamo bloccati, che sia quella relazionale o lavorativa.

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